Tutti in cucina!

Ho letto questo libro di Banana Yoshimoto qualche anno fa. Ne ho sentito parlare di recente, quindi mi è venuta voglia scriverci su due paroline!
Tengo a precisare che parlerò solo di “Kitchen”, che costituisce la parte principale del libro e che è seguito da un racconto, credo possa essere definito così, di poche pagine.


Si dice spesso, o almeno così mi è capitato di sentire, che una casa si giudica dal bagno, invece la protagonista afferma con decisione che il suo giudizio relativo ad un appartamento si basa interamente sulla cucina.
Dunque, tutti quelli che conoscono l’inglese possono immaginare che il romanzo parli di cucina. Il romanzo parla proprio di
cucina? Sì e no! Nel senso che la cucina è il luogo a cui si fa riferimento all’inizio del racconto e la cucina è quasi una co-protagonista, potremmo dire, che costituisce uno sfondo sempre presente durante gli avvenimenti. Uno sfondo sempre presente perchè la cucina è il luogo preferito dalla protagonista ed il luogo in cui si troverà a svolgere il proprio lavoro. Se Manzoni quando comincia “I Promessi Sposi” parla del lago di Como, la Yoshimoto apre il romanzo parlando della cicina che, come abbiamo detto, è la stanza della casa che preferisce perchè è il luogo a cui si legano molti ricordi piacevoli, il luogo in cui si può creare una vera atmosfera familiare.
Quando vediamo uno spot di un alimento, la famiglia felice ci è mostrata in cucina..o no? Si crea una corrispondenza, inevitabile, tra cibo, cucina e famiglia.. felice.
Dunque la cucina e la famiglia sono i due elementi tra i quali la protagonista oscilla: passione per la cucina e bisogno di una famiglia.
La cucina costituisce uno sfondo per il romanzo perchè si basa prevalentemente sul bisogno della protagonista di trovare una stabilità e tranquillità familiare, che è la stessa che le dà la cucina.
La narrazione procede leggera e leggeri sentiamo i personaggi, che pure sono pesanti nella loro umanità: i personaggi che incontriamo hanno una loro psicologia, anche molto marcata, dei problemi comuni e non, degli affari quotidiani da sbrigare. I personaggi sono leggeri nel senso che non ci comunicano fastidio, perchè troppo cervelloidi o incostanti. Per dirla in una parola: pesanti! Nel senso di quelli che si fanno troppi problemi, che scappano sempre, o che non riescono a trovare un loro equilibrio. La Yoshimoto, senza ricorrere ad una quantità eccessiva di parole, riesce a coinvolgerci nella narrazione e a lasciarci qualcosa alla fine.. forse non avremo tratto un insegnamento, ma almeno non ci avrà appesantito e ci avrà regalato
qualche momento di serenità!

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