Un altro ciclo arturiano? – seconda parte

Era una notte buia e tempestosa … no, non è esattamente così che comincia il primo libro! Ma il tempo atmosferico che caratterizza l’inizio della storia non è dei più tranquilli. In effetti anche la storia non lo sarà. Si tratta forse di un’anticipazione? Nessuno ci fa caso a come si comincia, ma sarebbe il caso!

Spesso i sentimenti, le sensazioni, o i giudizi, espressi dai personaggi o provati a seguito della descrizione di una scena ci accompagneranno durante tutto il libro, nel corso della sua lettura. Se all’inizio di “Cime tempestose” colui che racconta la storia esprime disagio, passando una notte di tempesta nella casa del suo ospite, anche durante tutto il libro proveremo disagio ed emozioni forti come la tempesta che affligge la casa all’inizio del racconto. Se all’inizio della saga di Artù il tempo non è dei migliori, la sensazione di non poter stare tranquilli ci accompagnerà nel corso di tutta la storia. Sicuramente siamo condizionati, conoscendo la storia di Artù, anche se a grandi linee. Ma durante la lettura, forse mai si respira un’aria veramente tranquilla. E come dicevamo, Cornwell ci contestualizza la vicenda, e quindi già dall’inizio, dalla notte in cui nasce quello che dovrebbe essere l’erede di re Uther, il presagio dev’essere negativo. Anche se la vicenda è ambientata qualche secolo dopo la nascita di Cristo, l’antica religione pagana è ancora diffusa. I druidi hanno ancora un’importanza rilevante e quella notte viene vista come nefasta. Eccoli fin da questo primo libro i personaggi ai quali ci affezioneremo, che odieremo, che compatiremo. Ecco Derfel, colui che racconta la storia, fattosi monaco in seguito alla morte della moglie, alla definitiva disfatta delle tribù che allora abitavano l’odierna Inghilterra in seguito all’invasione dei Sassoni e alla prepotente diffusione del cristianesimo. Eccolo lì, nella sua celletta, che scrive la storia di quello che ha riconosciuto essere il suo vero re, Artù, per accontentare le richieste di una nobildonna finanziatrice del monastero in cui vive, anche quello piccolo regno fatto di servi e servitori. Passioni, intrighi, ingiustizie, inimicizie si alternano fin dall’inizio del racconto. Malumore e malessere sono all’ordine del giorno in quel tempo lontano, un tempo caratterizzato da grandi cambiamenti. Ma l’autore ci coinvolge nelle vicende dei personaggi. Ci saranno momenti di serenità, almeno apparente. I personaggi ci sono presentati nella loro umanità, per questo ci coinvolgono. E non è questo forse lo scopo di un romanzo? Coinvolgerci nella vicenda? La lettura procede spedita. Ci appassiona la vicenda narrata. Sempre saremo curiosi di sapere come va  finire.

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