Cime romanzesche

Chi di voi ha letto “Cime tempestose”? Ma non intendo letto nel modo in cui si legge una semplice storia d’amore, per quanto burrascosa essa sia, come ci suggerisce lo stesso titolo. Intendo letto tenendo  ben presente un punto di vista particolare. È questo quello che fa di un romanzo un classico: essere scritto con una chiave di lettura, che può essere di denuncia, allegorica o altro.

“Cime tempestose” è un romanzo pubblicato intorno alle metà del 1800. Lo si può definire come un neogotico, poiché presenta alcune caratteristiche del romanzo gotico che ormai stava per compiere il suo ciclo. Potremmo essere tutti d’accordo nel definire questo romanzo come una storia d’amore tormentata. Infatti il sentimento che predomina nel romanzo è quello dell’amore: sia l’amore erotico fra i due protagonisti, sia l’amore erotico che il narratore esterno non è riuscito a provare, sia l’amore cristiano che si respira nel corso della storia e che viene portato innanzi a mo’ di bandiera  dalla narratrice interna: un amore cristiano che, secondo la lettura della Nussbaum, non viene rispettato. Eccovi un possibile punto di vista da tenere presente nel leggere il romanzo. Oppure potreste concentrarvi, se preferite, sulla figura di Heatcliff, uno dei due protagonisti, il portatore di un sentimento d’amore vero e intenso, per quanto violento, sempre secondo la Nussbaum. Ancora parlando di Heatcliff, ci si potrebbe concentrare anche sull’altro sentimento da cui è mosso, quello della cattiveria, unitamente alla vendetta, a cui è stato spinto sentendosi trattare da outsider, cioè da straniero, dal mondo cristiano in cui si andava a inserire, essendo un trovatello. Anche la figura dell’ousider ci viene suggerita dalla Nussbaum. Allora “Cime tempestose” diventa un romanzo di denuncia del cristianesimo istituzionalizzato, potremmo dire. Forse anche un romanzo  psicologico? Forse.. Il narratore esterno, il nuovo affittuario del terreno vicino a quello di Cime tempestose, è un uomo che abitualmente frequenta l’alta società, che però ha deciso di fuggire per recarsi in un luogo appartato. Perché? Ce lo spiega all’inizio del libro: perché, come dicevamo, non ha un tipo di carattere adatto al rapporto interpersonale, non riesce a lasciarsi andare all’amore, non riesce a darsi all’altra persona. Un’altra motivazione per cui mi azzarderei a definire questo romanzo come un romanzo psicologico, anche se la psicologia non si era ancora affermata come disciplina, perché attraverso le azioni di Heatcliff e di Chaty possiamo delineare la psicologia del cattivo, come già si diceva di Heatcliff: perché agisce in un certo modo, cosa lo spinge e cosa lo caratterizza. “Cime tempestose” risulta quindi un romanzo completo, che non ci fa mancare niente: anche la storia è avvincente. La scrittrice attraverso il doppio narratore riesce a tenere sveglia l’attenzione, facendoci muovere da un punto di vista a un altro senza affaticarci.

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