L’ultima riga .. per fortuna!

Cominciamo col dire che tutte quelle citate ne “L’ultima riga delle favole” non sono favole, ma fiabe. C’è una differenza sostanziale tra le due, in quanto nelle favole troviamo degli animali atropomorfizzati coinvolti in brevi storie la cui la morale è esplicita. Nelle fiabe la morale non è altrettanto esplicita e troviamo altri e più personaggi, diversi dai soli animali parlanti. Un esempio sono le fate dai poterti magici.

Nel libro solo in una occasione, nelle ultime pagine, si parla di fiabe. Credo che sia stata una scelta di mercato e pubblicità; non credo che l’autore ignorasse la differenza. Il termine “favola” suona meglio di “fiaba” e si sente parlare più spesso del primo che del secondo. Quindi si è deciso di rinunciare alla correttezza culturale, all’onestà intellettuale per favorire una maggiore spendibilità, e uindi vendibilità, del titolo. Ma mi rendo conto che si debba venire a patti con le regole dell’economia qualche volta! A parte questo, il romanzo si presenta come il racconto del viaggio spirituale compiuto dal protagonista, tutto nel corso di una notte, in una iperuranica palestra dell’anima con degli altrettanto ideali allenatori, direttori e dipendenti… senza farci mancare l’incontro con altri allievi, che condividono gli stessi problemi del protagonista, a proposito del rapporto con la propria anima e quindi con la propria persona, ma che ovviamente hanno storie diverse. L’autore alla fine del libro, in una nota, ammette di aver scritto il romanzo sotto la spinta di filosofie nuove, che lasciano intravedere un che di atmosfera new age e simili. Non so quanto successo il libro abbia avuto e non sono nessuno per poterne parlare, ma in tutta sincerità questo racconto sul come entrare in rapporto con la propria anima, superare i problemi, vivere felici e inserirsi nel circolo dell’amore universale mi stancava un po’. Vivere felici: questa è la frase che leggiamo solitamente alla fine delle fiabe, almeno per come ce le immaginiamo noi. Infatti i nostri ricordi delle fiabe sono vincolati alla versione che ne ha dato la Disney. “E vissero tutti felici e contenti”: eccola la degna conclusione della fiaba, che poi vuole essere, anche se non detta, quella di questo libro. Il protagonista che aveva difficoltà a rapportarsi col prossimo a causa della difficoltà che aveva a rapportarsi con la propria anima supera tutti i problemi grazie al trattamento ricevuto in questa palestra, che l’ha portato a riflettere, a riconoscere i suoi errori e venire a patti con alcuni avvenimenti traumatici del suo passato (quasi come una seduta di psicanalisi). Ecco che allora può essere felice e contento! .. Io francamente più che felice e contento alla fine del libro ero un po’ deluso e un po’ inconsapevole, perché non mi ero reso conto della bellezza del libro. Non ero riuscito a seguire l’insegnamento animistico che il libro ci vuol dare .. forse perché già abbastanza consapevole?

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