Dracula – il ritorno

Se parto dal presupposto secondo il quale il personaggio del conte Dracula rappresenta il lato più oscuro dell’uomo e che il romanzo di Stoker è la storia del bene contro il male, non riesco ad apprezzare a pieno il romanzo “Undead. Gli immortali”, che in molti hanno ritenuto essere il vero sequel di “Dracula”.

Scritto anch’esso da uno Stoker, per la precisione il pronipote dell’autore inglese, ci racconta della vita dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere in tutta la loro umanità e complessità. Ci è mostrata la loro vita dopo che il malvagio è stato sconfitto. Il romanzo ci racconta anche alcuni avvenimenti accaduti prima dell’arrivo del principe del male. Sicuramente tutto questo può essere interessante, come anche la ricostruzione storica della figura del conte e anche la connessione creata con alcuni avvenimenti del tempo, come la comparsa di Jack lo squartatore . Interessanti sì, ma come viene chiarito in una postfazione al romanzo, questi collegamenti hanno costretto gli autori, che sono due, a posticipare la datazione degli eventi narrati nel romanzo originale. Il risultato, per chi si è appassionato leggendo l’originale, è la sensazione di una forzatura, perché tutti gli avvenimenti potessero combaciare. La forzatura sta anche nell’interpretazione della fine del romanzo originale: solo se la conclusione viene interpretata in maniera diversa da come, credo, i più sono portati ad interpretare, è possibile costruire un vero sequel rimettendo in gioco tutti i personaggi originali. Altra cosa con cui un lettore attento rischia di scontrarsi è l’aspetto del conte: che fine hanno fatto, nel sequel, alito pesante e unghie lunghe? Dov’è il personaggio che davvero poco ha di affascinante? E poi ci viene raccontata la vita dei personaggi dopo la morte del conte, è vero. Però quelli di cui ci raccontano sembrano così lontani e diversi dai personaggi di cui avevamo letto..  Quello di cui soprattutto si sente la mancanza è il pathos della fede, in Stoker molto forte. È la mancanza della lotta tra bene e male, che solo in un romanzo può apparirci in modo così chiara. Nella vita di tutti giorni forse non è così chiara: e credo che un romanzo posso piacere anche per questo! La compagnia degli eroi, che viene citata di continuo e che avevamo imparato ad apprezzare per la sua tenacia e coesione, che fine ha fatto? È vero: il romanzo originale presentava delle contraddizioni. Essendo stato scritto nel corso di diversi anni, ogni tanto si perdeva qualche pezzo, se vogliamo dire così! Ma nell’insieme ci coinvolgeva e ci faceva trattenere il respiro. Ci inseriva in un modo in cui qualcosa di estraneo e malvagio, qualcosa di  apparentemente incontrollabile, qualcosa di animalesco si è inserito. Qualcosa su cui dobbiamo imporre la nostra superiorità di uomini pensanti, con in un più un notevole apporto della religione. Forse sarebbe stato meglio concentrarsi su un prequel?

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