Rivivendo la Roma repubblicana

Cosa il destino ha in serbo per noi? Ma ancora prima di questa domanda ci dobbiamo chiedere: crediamo al destino? Se abbiamo un sogno, la forza del desiderio basterà a far sì che si realizzi? Andrea Frediani nel suo Il tiranno di Roma ci vuole raccontare una storia, ci vuole raccontare un pezzetto della Storia con la “s” maiuscola, attraverso le vicende personali dei protagonisti. Ma c’è qualcosa oltre questo? Possiamo oltre che sul tema del destino riflettere anche su alcuni valori morali? E anche sul fatto che alle volte il male fatto torna indietro?schiavi_romani_1

Crisso è uno schiavo al servizio di un dominus romano. È un giovane prestante sottoposto a sevizie che sogna di essere libero. Giunilla è una schiava al servizio di un console: è benvoluta, è affezionata ai suoi padroni e li serve con dedizione. Una minaccia incombe sulla città eterna: il condottiero Gaio Mario vuole portare la guerra civile e impadronirsi del potere, per ricoprire il posto che gli spetta, che a quanto pare è stato il destino stesso a riservargli. I due schiavi si incontreranno, dopo che Gaio Mario, anche se anziano, avrà guidato i suoi soldati alla conquista di Roma e le loro storie, inizialmente divise, si fonderanno in un unico filo.

Il pregio di un romanzo storico è quello di inserire una vicenda personale, che è frutto, o quasi, di fantasia, all’interno di un contesto ben definito. Tutto questo fa sì che chi legge può ripetere un po’ di storia, il che non fa mai male, e al contempo leggere una vicenda a cui potersi appassionare. Senso di rivalsa, dilemmi morali, felicità e disperazione si alternano nell’animo di Crisso, quindi la vicenda personale del protagonista è abbastanza articolata da questo punto di vista. Forse breve: non si ha il tempo di affezionarsi allo schiavo protagonista. Altra cosa che manca è l’esatta descrizione del momento storico: si capisce che si parla dell’antica Roma, con i suoi schiavi, l’espansione folle, i consoli. Si intuisce si tratti del periodo repubblicano, in quanto non si parla più di re, ma nomi come Gaio Mario, Cinna e Sertorio in realtà difficilmente possono richiamare alla memoria dei ricordi ormai sepolti molto in profondità e riguardanti la storia romana. Quello che manca forse è proprio un’introduzione che descriva l’esatto momento storico in cui si svolge l’azione. Quindi credo che sia la brevità a rappresentare la pecca di questo romanzo, perché va a ledere gli aspetti importanti di un romanzo storico. Per il resto è un romanzo scorrevole, non pesante, senza troppo descrizioni di battaglie e guerriglie, che altrimenti rischierebbero di annoiare.

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