Importanti romanzieri e i loro strani incontri

wilkie-collinsStima e affetto misti a rivalità e invidia possono andare tranquillamente di pari passo e a braccetto, ma forse solo quando si equivalgono nelle quantità. Se l’invidia supera la stima, se la rivalità supera l’affetto, si può venire a creare una situazione innanzitutto tesa, ma poi anche pericolosa. E nel caso ci fosse qualcuno che istighi, in un modo o nell’altro, tutto questo? Forse è proprio il difficile rapporto fra questi sentimenti contrastanti che Dan Simmons ci vuole far vivere nel suo romanzo Drood.

Siamo nella Londra del 1800, metà del 1800 per la precisione. Due grandi scrittori si alternano alle luci della ribalta: il conosciutissimo, anche per noi, Charles Dickens e il suo collaboratore e romanziere, autore di romanzi sensazionalistici, William Wilkie Collins. Quella che il secondo ci vuole raccontare è la vera storia di quello che è successo negli ultimi anni di vita del famosissimo scrittore inglese e di come l’incidente ferroviario che ebbe il 9 giugno 1865 lo cambiò profondamente. Wilkie ci racconta da spettatore e in parte da protagonista tutti gli avvenimenti che seguirono a quel tragico incidente. Ciò che ebbe, per Dickens, un ruolo fondamentale negli ultimi anni della sua vita non fu tanto lo shock subito a causa del deragliamento ferroviario, quanto l’incontro, sempre in quella circostanza, con uno strano figuro dal cappello a cilindro e un abbigliamento fuori stagione, presentatosi col nome di Drood. L’uomo, dalla testa calva e il naso quasi inesistente, sarebbe stato un cultore di un’antica religione, proveniente dall’Egitto, di cui era originario, e del controllo mesmerico, cioè un controllo ipnotico, delle persone. Mesmerismo molto di moda al’epoca, essendo ritenuto anche un valido strumento per curare alcune malattie, e di cui lo stesso Dickens era interessato. Che coincidenza! Ma essendo  Dickens un esperto di ipnosi, potrebbe aver fatto credere a Wilkie l’esistenza di questo Drood? Quell’incontro durante l’incidente ferroviario, fu reale o solo sogno e credenza indotti dallo scrittore nella mente del suo collaboratore?

Ringraziamo Dan Simmons innanzitutto per averci fatto conoscere uno scrittore inglese contemporaneo e amico di Dickens che magari ci era sfuggito. Dopo tutto il racconto, infatti rimane la voglia di andare a leggere quello che Wilkie Collins ha scritto nel corso della sua vita. Lo ringraziamo anche per averci raccontato molti fatti documentati e quindi per non aver stravolto la biografia di uno degli autori più studiati dalle storie della letteratura. Lo ringraziamo un po’ meno per la lunghezza, forse eccessiva,del romanzo che alle volte ci fa perdere di vista il nucleo centrale. La prima parte del romanzo infatti, anche se scorre liscia e senza intoppi, lascia con un senso di vuoto, forse lascia con l’impressione di non essere riusciti, noi lettori, a centrare il punto. La seconda parte invece è già più movimentata e più attenta a quello che veramente è il problema fondamentale. Per quanto sia favorevole ai libri lunghi e particolareggiati, alle volte possono risultare dispersivi.

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