Quando siamo costretti

storia di una capinera Essere costretti a fare ciò che non vogliamo. Scoprire che quello che stiamo facendo ci allontanerà da quello che veramente desideriamo. Renderci conto che ciò a cui siamo destinati ci renderà tristi per il resto della nostra vita. Una costrizione che realizziamo esserci stata imposta. ci sentiamo come una capinera in gabbia.

Molti di noi hanno provato una di queste sensazioni, come quella di stare stretti dove siamo, di non volere qualcosa, ma di doverla fare per forza. Giovanni Verga in Storia di una capinera ci racconta proprio questo. Attraverso una serie di lettere alla sua amica Marianna, Maria confessa i suoi stati d’animo e la nascita della consapevolezza che la vita di convento a cui è stata destinata non è quella che veramente vuole. Ha potuto apprezzare la vita fuori dal convento perché questo poteva essere colpito dall’epidemia che stava affliggendo la città di Catania. Così Maria si trasferisce, con i fratellastri, la matrigna ed il padre, fuori la città siciliana. Il maggior numero di lettere sono scritte proprio da qui, mentre le ultime, in segreto, dal convento che ormai è sentito come una reclusione. Amore, libertà, spensieratezza, i piccoli piaceri della vita sono tutti descritti con grande emozione da colei che dovrà serbarne solo il ricordo.storia di una capinera

Sicuramente questo romanzo epistolare racconta di una tradizione ormai lontana da noi, come quella che ha portato la monaca di Monza in convento, ma le emozioni trasmesse sono attuali e non si può non sentirsi vicini alla povera Maria, condannata a non poter vivere il suo amore e a non poter godere della vita in tutti i suoi aspetti. Forse meno conosciuta della Gertrude dei Promessi Sposi, ma sicuramente altrettanto viva, questa giovane donna forzata alla vita conventuale è capace di commuoverci ancora, nonostante sia passato più di un secolo dalla pubblicazione del romanzo.

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