I viaggi di Gulliver: parte 1, capitoli 3 e 4

Dopo i primi due capitoli della prima parte del famoso romanzo I viaggi di Gulliver, proseguiamo col commento. Qualche piccola osservazione che ci è saltata alla mente leggendo. Ma indubbiamente ne possono venire in mente tante altre! Già, quello di cui ci si accorge durante la lettura è che ogni parola ha un peso e ogni episodio raccontato ha un riferimento ben preciso.

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Parte prima – Viaggio a Lilliput

Capitolo 3

All’inizio del capitolo 3 c’è un quasi rimarcare la distanza che separa la società contemporanea dell’autore dalle società più antiche, lo testimonia secondo me la carica di Imperatore, che è stata utilizzata nella storia sia immediatamente prima che dopo la scrittura del romanzo, ma che a mio parere per un civilissimo inglese, che stava vedendo la sua nazione crescere e prossima alla rivoluzione industriale, rappresentava qualcosa di troppo antiquato. Così continua a mettere in ridicolo, anche se in alcuni casi non potrà fare a meno di esaltarne i meriti, la suddetta società, descrivendo il modo in cui si assegnano le cariche più importanti dello stato. Infatti parla dei danzatori sulla fune e dice “Tale esercizio è praticato solo da coloro che ambiscono ad alte cariche o ai massimi favori di corte”. In quesro capitolo la narrazione continua con la descrizione di giochi cavallereschi e con la proclamazione della libertà dell’autore, che fino a quel momento era tenuto come una specie di prigioniero: una proclamazione che avviene per iscritto e che prevede il rispetto di certe clausole. Non sembra anche a voi assurdo che si dettino delle clausole a un gigante che potrebbe schiacciarvi in qualsiasi momento? Forse questo Imperatore è un po’ troppo pieno di sé e la società tutta non è molto al passo coi tempi.

Capitolo 4

uovoDal mio punto di vista qui si capisce chiaramente come Swift volesse mettere in ridicolo alcuni stati o comunque dimostrare che alle volte sono sollevate le questioni e nascono le guerre civili per inezie e problemi superabili tranquillamente in altro modo. Cosa racconta infatti? Racconta che il primo segretario degli affari privati andò a fare visita a Gulliver. Una delle sue frasi recita: “<[…] per quanto florido possa apparire a uno straniero il nostro stato, siamo travagliati da due gravi malanni […]>”. Cosa sarà mai? Le cose si fanno serie.. è questo quello che pensa il lettore! E invece? A parte la minaccia dall’esterno, il segretario racconta delle questioni che affliggono i partiti interni e che minacciano la stabilità del regno, perché potrebbero dare origine ad una guerra civile: le questioni riguardano l’altezza dei tacchi delle scarpe, bassi o alti, e il lato miglire per rompere le uova. Non è assurdo? Sono cose da far cadere le braccia! Chiara denuncia di come il destino degli stati alle volte sia legato a delle questioni di davvero poco conto, legate anche (mi riferisco a quella delle uova) alla possibilità di una interpretazione errata dei testi sacri. Ecco quella che è l’eccessiva valenza che l’uomo attribuisce ai testi sacri e credo he ci sia anche un lievissimo favoritismo per il protestantesimo, perché sempre il segretario dice “E quale sia l’estremità conveninte […] sembra lasciato al giudizio di ognuno o, almeno, a quello della magistratura suprema”. Che qui ci sia una accettazione della coesistenza del cattolicesimo e del protestantesimo?

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